Agosto 13, 2022

Reverse Charge: quando è obbligatorio e in cosa consiste

Il reverse charge, chiamato anche “inversione contabile”, consiste nella conversione dell’iva dal soggetto fornitore, al destinatario. Scopri di più.

Reverse charge

Il reverse charge, chiamato anche “inversione contabile”, consiste nella conversione dell’iva dal soggetto fornitore, al destinatario. Più specificatamente, è un particolare metodo di applicazione della tassa che si applica in determinati casi o settori.

In pratica, il Reverse Charge prevede che sia il committente, quindi il cliente fruitore del bene e del servizio, a pagare il servizio al posto del fornitore.

Questa pratica serve ad evitare truffe fiscali, specialmente se il venditore o fornitore del bene o servizio non risiede in Italia.

Inversione contabile: riferimenti normativi e casi di applicazione

Di questa pratica se ne parla all’articolo 17 del dpr 633/1972, ai commi cinque e sei. Un ulteriore riferimento è all’articolo 74 del Decreto IVA, e nella legge finanziaria 2007.

Il Reverse Charge si applica nel caso in cui vi siano cessioni imponibili di oro da investimento, o di materiale di oro.

Inoltre, si applica per la prestazione di servizi nel settore edile, e per la cessione di fabbricati o parte di essi.
Altri casi sono: cessione di gas o di energia elettrica, cessione di console e giochi, cessione di pc e laptop, cessione di dispositivi a circuito integrato, cessione di apparecchiature di comunicazioni soggette alla tassa sulle concessioni governative, prestazioni di servizi di pulizia, di demolizione, e di installazione di impianti.

Reverse Charge: come funziona in pratica

L’inversione contabile si applica quando il soggetto è passivo nel territorio dello stato. In pratica l’iva viene assolta dal destinatario, piuttosto che dal venditore.

Supponiamo che il bene sia un fabbricato, ceduto da un fornitore, e acquisito da un soggetto passivo sul territorio dello stato. In questo caso, l’iva viene versata direttamente dal soggetto fruitore di questo bene.

Il reverse charge serve ad evitare frodi fiscali, ed avere la sicurezza che l’iva venga effettivamente versata. Senza questo metodo di applicazione dell’iva, infatti, il fruitore non potrebbe avere la certezza che il venditore abbia effettivamente versato l’iva alo stato, rischiando quindi una multa. Essendo lui stesso ad effettuare il versamento, evita frodi fiscali, e quindi eventuali multe.

Questa pratica è obbligatoria nel caso in cui il venditore, o comunque chi cede il bene o servizio, non è residente in Italia.
L’azienda estera emette quindi una fattura con iva estera, senza però effettuare l’addebito dell’imposta. Il committente italiano, di conseguenza, integra la fattura con l’iva italiana. Questa deve essere registrata nei propri registri di acquisti e vendite. Versa quindi la tassa allo stato all’atto delle dichiarazione.

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