Finanziamenti UE per il coding e scuole, tanti fondi ma molte rinunce

La scuola rappresenta uno dei pilastri centrali per la formazione delle prossime generazioni e di quegli individui che saranno i protagonisti della vita di domani e per questo motivo sono al centro di tante iniziative dell’Unione Europea. Tra queste, anche diversi bandi specifici con relativi fondi finanziari a disposizione per gli istituti scolastici. Tuttavia, considerando la penuria di finanziamenti provenienti dallo Stato italiano, paradossalmente, gli istituti tendono sempre più a rinunciarvi.

Una marea di denaro che potrebbe essere utilizzato per tantissimi progetti e destinato a diverse finalità (dal coding all’edilizia scolastica, passando per la digitalizzazione), ma perché le scuole italiane vi rinunciano? Quali le problematiche che portano ad una scelta di questo genere? Proviamo ad approfondire l’argomento e perché finanziamenti europei e scuola non sempre vanno d’accordo.

Progetti e finanziamenti UE

Il Programma Operativo Nazionale Istruzione 2014 – 2020, anche definito come PON Istruzione, mette a disposizione poco meno di 3 miliardi di Euro, di cui più della metà provenienti dal Fondo di Sviluppo Regionale (Fesr) e dal Fondo Sociale (Fse), agli oltre 8.000 istituti scolastici italiani. Obiettivo di tale denaro è finanziare e sviluppare progetti per scuole sempre più inclusive e di alta qualità.

Tra tali progetti, quelli relativi ad una maggiore apertura oraria degli istituti, più ampia digitalizzazione all’interno di stessi, il miglioramento dell’edilizia scolastica, un corso di coding (una disciplina in rapida diffusione, che permette di sviluppare il pensiero computazionale e quindi le competenze logiche di bambini e ragazzi) e percorsi per studenti svantaggiati. Iniziative innovative ed utilissime che arricchirebbero i programmi scolastici tradizionali, ma che spesso purtroppo rimangono sulla carta.

Le ragioni alla base della rinuncia ai finanziamenti

Una prima motivazione risiede in pratica nell’impossibilità di gestire i singoli progetti a livello scolastico, in quanto le segreterie degli istituti (già mancanti di organico per l’ordinaria amministrazione) non riescono a ottemperare anche all’iter burocratico richiesto per tali iniziative, soprattutto a livello di rendicontazione.

Infatti, per caricare semplici fatture (per rendicontare le spese), queste si devono registrare su due sistemi telematici differenti e complessi. Di conseguenza, gli operatori già oberati di lavoro ordinario, non sempre riescono a gestire anche queste ulteriori procedure ed incombenze.

Inoltre, vi è anche la mancanza, alcune volte, di competenze nelle segreterie, dove lavorano (in attesa dell’assunzione di operatori amministrativi) anche bidelli non preparati a gestire la materia delicatissima e complessa di una rendicontazione.

Infine, anche la differenza di tempi tra l’avvio dei progetti nelle scuole e l’effettivo ottenimento dei fondi finisce per incidere sulla rinuncia di diversi istituti scolastici. Motivazioni che fanno perdere un’importante occasione di miglioramento per le scuole italiane e utilissimi fondi finanziari.

Un più ampio organico amministrativo e minore burocrazia sono le soluzioni che permetterebbero invece quel salto di qualità tanto atteso per il nostro sistema d’istruzione.

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